Un
altro elemento che conferisce unità alla
geografia religiosa della Capitanata e che ha
contribuito alla configurazione di un sistema
santuariale così complesso e organico
è costituito dai santi pellegrini che
hanno percorso le sue vie lasiando in queste
contrade segni indelebili nelle case religiose
che hanno fondato alcune delle quali importantissime
per la storia religiosa del Gargano e della
Capitanata.
Guglielmo e Pellegrino
Il secolo XII
è fecondo di fermenti religiosi. La Crociata
di Goffredo di Buglione aveva riaperto le strade
dell'Oriente. In Capitanata alle tradizionali
vie dei pellegrini si erano aggiunti i nuovi
percorsi dei Crociati, con le soste e gli ospedali.
La Puglia normanna era diventata la sponda europea
più prossima alle agognate plaghe della
Palestina e della Siria; un crocevia di stirpi
e lingue diverse, cavalieri, santi e avventurieri
di ogni tipo s'incrociavano scambiandosi notizie
e consigli, fraternizzando e litigando, tutti
diretti in Terra Santa e dalla quale ritornare
sani e salvi.
Il Santuario di
San Michele sul Gargano s'inseriva in questo
percorso con la sua precipua funzione di ultimo
grande santuario occidentale prima della pericolosa
avventura della Terra Santa. Era perciò
meta frequentatissima sia dei pellegrini in
transito verso la Palestina, che di quelli sulla
via del ritorno.
Anche la storia
dei santi Guglielmo e Pellegrino, i santi patroni
di Foggia, s'inserisce in questo andare e venire
frenetico di romei e di eserciti. Guglielmo
e suo figlio Pellegrino, di famiglia occidentale
trapiantata in Siria con le Crociate, dalla
natia Antiochia, verso la metà del sec.
XII sbarcarono a Brindisi decisi a percorrere
le stesse vie devote che furono dei loro antenati.
Strada facendo pregavano e benedicevano, vivevano
di elemosine e servivano gli ammalati negli
ospedali. Così arrivarono al Santuario
di san Michele a Monte Sant'Angelo. Si stabilirono
poi a Foggia, affascinati dal nome della gran
Madre di Dio, la cui prodigiosa immagine, detta
dell'Icona Vetere, si venera ancora nella chiesa
maggiore della città. Morirono insieme,
come avevano desiderato, nell'abbraccio di Dio
e furono venerati come santi patroni di Foggia.
Guglielmo
da Vercelli e Giovanni da Matera
Ma il XII secolo
era ricco anche di altre istanze religiose di
cui sono testimoni alcuni tra i personaggi più
interessanti della storia religiosa del Mezzogiorno
d'Italia. Il grande movimento riformatore monastico,
iniziato a Cluny nel cuore della Francia nel
sec. X aveva riempito di nuovi fermenti tutta
l'Europa. Dopo il torpore del "secolo oscuro",
la Chiesa aveva imboccato il difficile cammino
della restaurazione svegliando le sue energie
nascoste. E' il tempo di S. Gregorio VII, di
Matilde di Canossa e di S. Bernardo.
Nella nostra Capitanata quest'ansio rinnovatrice,
interpretata in rapporto alle nuove esigenze
operative e di spiritualità della Chiesa
locale, era arrivata nel sec. XII con Guglielmo
da Vercelli e Giovanni da Matera, ambedue eremiti
e apostoli, pellegrini ricercatori appassionati
di una perfezione interiore che fosse in pari
tempo linguaggio e testimonanza.
La storia ci narra le loro peripezie e di come,
dopo lungo cercare, abbiano finalmente trovato,
intorno al Gargano e alla Capitanata, il luogo
della loro pace. Guglielmo da Vercelli, dopo
aver dimorato a lungo presso la Grotta dell'Arcangelo
a Monte Sant'Angelo, fondò il monastero
di Montevergine e, infine, si ritirò
all'Incoronata di Foggia per vivere in solitudine
con pochi compagni e dedicarsi all'apostolato
fra i contadini dauni e i pastori abruzzesi.
Giovanni da Matera, amico e discepolo di Guglielmo,
dopo molte esperienze, finalmente trovò
la sua dimora nell'antico e ormai abbandonato
monastero di S. Gregorio a Pulsano, ribattezzato
"Santa Maria di Pulsano". I monasteri
fondati dai due santi hanno avuto una parte
non piccola nella storia civile e religiosa
della Capitanata.
A questo punto è da ricordare anche il
beato Giovanni da Tufara fondatore dell'abbazia
di S. Maria del Gualdo a Mazzocca presso Foiano
di Val Fortore, contemporaneo dei due santi
di cui si è fatto cenno, il quale, avendo
in comune con loro molta parte dell' esperienza
religiosa, percorse a lungo le aspre balze del
Gargano alla ricerca di un luogo dove vivere
in povertà prima di scegliere la solitaria
pace della Valle Fortore.
Tra gli studiosi va sempre più prendendo
piede l'opinione che Giovanni da Matera, come
del resto il suo maestro Guglielmo da Vercelli,
anche se è da considerare un rappresentante
di quella rinascita che da Cluny si irradiò
per tutta l'Europa, purtuttavia rappresenta
un superamento dell'impostazione eminentemente
monastica dei cluniacensi con il forte impegno
pastorale assunto come dimensione abituale della
vita religiosa.
Per questo motivo i pulsanesi preannunciano
la nascita degli ordini mendicanti. Anzi, secondo
alcuni, l'ordine pulsanese è quello che
più da vicino prefigura la spiritualità
francescana.
E' da notare, poi, che sul Gargano già
prima che arrivasse Giovanni da Matera esisteva
già una robusta esperienza pastorale
a favore dei pellegrini da parte dei monaci
benedettini di San Giovanni in Lamis, attualmente
convento di San Matteo presso San Marco in Lamis.
La venuta di San
Francesco sul Gargano è una delle affermazioni
a cui gli storici locali sono più affezionati.
In effetti la tradizione trova fondamento su
documenti trecenteschi; si appoggia anche sulla
grande devozione che San Francesco aveva per
l'Arcangelo San Michele a cui ogni anno dedicava
una delle sue molte quaresime. La tradizione,
in tutti i casi, è importante perché
richiama l'antichità e la profondità
dei rapporti che le popolazioni daune e garganiche
hanno avuto nei secoli con tutto il movimento
francescano.
Francesco d'Assisi
La presenza francescana
sul Gargano e nella Capitanata stabilitasi nella
prima metà del sec. XIII diede seguito
rendendolo definitivo al particolare fenomeno
monastico con specifica impronta apostolica
iniziato dai santi Guglielmo da Vercelli e Giovanni
da Matera nel sec. XII.
Alcuni conventi
francescani risalgono a pochi decenni dalla
morte di San Francesco.
Gli altri sono
sorti nei secoli seguenti con la presenza di
tutte le famiglie francescane, i Conventuali,
gli Osservanti, i Cappuccini e i Riformati,
le Clarisse e una moltitudine di case di suore
francescane.
Parecchi conventi
della prima ora sono da mettersi in relazione
con le antiche strade percorse dai pellegrini:
Casalenovum alle pendici occidentali del Gargano,
San Giovanni Rotondo, Monte Sant'Angelo, Siponto,
Foggia erano posti sul tracciato della cosiddetta
"Via Sacra Langobardorum", mentre
i conventi di Cagnano, Rodi e Peschici erano
dislocati sulla strada che dopo aver seguito
il litorale settentrionale del Gargano, per
mulattiere interne, porta al Santuario di San
Michele a Monte Sant'Angelo.
L'intenzione apostolica
è del tutto evidente da questa dislocazione
strategicamente progettata per raggiungere facilmente
i villaggi abitati dalle popolazioni locali
e per seguire con efficienza il flusso dei pellegrini
diretti ai santuari montani o che da questi
scendevano per per visitare quelli della pianura.
Anche nell'evo
moderno la preoccupazione di rispondere alle
esigenze spirituali dei pellegrini è
chiara nell'apertura delle due case francescane
che più di tutte le altre sono legate,
sia nella loro genesi che nella loro storia,
all'incessante fluire di gente verso i santuari:
i conventi di Santa Maria di Stignano e di San
Matteo, ambedue nei pressi di San Marco in Lamis,
ambedue tappe importanti sulla cosiddetta "Via
Sacra Langobardorum". |