| I Pellegrini nella Celeste Basilica
La sacra Grotta è stata prescelta da secoli come meta di pellegrinaggi, luogo di preghiera e soprattutto di riconciliazione con Dio. Le apparizioni infatti sono un segno, un invito rivolto all’uomo perché si inchini davanti alla Maestà Divina. Nell’arco di quindici secoli di storia, i cristiani da tutto il mondo sono venuti al Santuario del Gargano, "casa di Dio e porta del cielo", per ritrovare pace e perdono nelle braccia amorevoli del Padre e onorare l’Arcangelo S. Michele. Principe delle Celesti Milizie, proclamando come lui, con la propria vita :" Chi come Dio !". Fra i pellegrini troviamo numerosi Papi (Gelasio I, S. Leone IX, Urbano II, Alessandro III, Gregorio X, S. Celestino V, Giovanni XXIII da cardinale, Giovanni Paolo II), Sovrani (Ludovico II, Ottone III e sua madre Teofane, Enrico II, Matilde di Canossa,Carlo d'Angiò, Alfonso d'Aragona,Ferdinando il Cattolico , |
![]() |
| Sigismondo il Vecchio, re della Polonia, i re borboni Ferdinando I e Ferdinando II, Vittorio Emanuele III e Umberto II di Savoia, diversi capi di governo e ministri; alcuni Santi (Anselmo, Bernardo di Chiaravalle, Guglielmo da Vercelli, Francesco d'Assisi, Brigida di Svezia, Bona di Pisa, Alfonso de’ Liguori, Gerardo Maiella, il Venerabile Servo di Dio P. Pio da Pietrelcina e numerosi altri ), ma soprattutto migliaia di pellegrini venuti da tutte le nazioni, attratti dal fascino dalla Celeste Basilica così singolare, dove trovano speranza, perdono e pace, per intercessione di S. Michele Arcangelo. |
|
Entrati attraverso il portale romanico, ci troviamo all'interno della
celeste Basilica, nel luogo prescelto da S. Michele. Da tutta l’atmosfera
del sacro luogo promana un fascio oscuro e misterioso che si materializza
nel gioco di luci e ombre tra gli anfratti e nella scintillante presenza
dell’urna che racchiude la statua la statua di S. Michele Arcangelo di
una espressività incomparabile. Si insinua nel cuore un desiderio
prepotente di abbandono al perdono divino: è l’invito dell’Arcangelo
guerriero a vincere le nostre debolezze e a riprendere il cammino, forti
del perdono di tutti i nostri peccati. La Chiesa, non consacrata da mano
umana, è ben distinta in due parti: una appena si entra, costruita
in muratura, chiamata la Navata Angioina e un'altra allo stato naturale,
una spelonca aperta dalla natura stessa nella roccia calcarea.
|
![]() |
| Come si tramanda, S. Francesco, arrivato a Monte Sant'Angelo per
lucrare il perdono angelico, non sentendosi degno di entrare nella
Grotta, si fermo in preghiera e raccoglimento all'ingresso, baciò
la terra e incise su una pietra il segno di croce in forma di "T" (tau).
Nel linguaggio biblico il segno "T" era simbolo di salvezza. Da questo
racconto possiamo comprendere quanta importanza attribuisse il Poverello
d'Assisi a questa Grotta per la speciale dignità del luogo sacro
e in ordine alla salvezza delle anime. Superato di pochi passi l'altare
di S. Francesco, si apre davanti al visitatore uno spettacolo unico nel
suo genere: la caverna, dall'irregolare volta rocciosa, che nell'arco dei
secoli ha accolto milioni di pellegrini, il luogo dove tanti peccatori
hanno ritrovato il perdono e la pace. Li, il credente sente come il figliol
prodigo che ritorna alla casa del Padre, guidato e protetto da S. Michele.
L'interno di questa grotta, consacrata non da mano umana, testimonia con i suoi diversi elementi la secolare storia. La varietà degli stili crea un'unica armonia che canta la gloria di Dio, quasi traducendo nella perfezione dell'arte il nome stesso dell'Arcangelo Chi come Dio! |
Possiamo qui ammirare le seguenti opere:
La Sagrestia |
|