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La parte più suggestiva delle antiche costruzioni
del santuario sono le Cripte. Questi ambienti risalgono all'epoca longobarda
e sono ritornati alla luce in seguito agli scavi promossi da Mons. Nicola
Quitadamo negli anni 1949-1960. Una volta servivano come l'ingresso alla
Grotta e furono definitivamente abbandonati nel secolo XIII, all'epoca
delle costruzioni angioine. Numerose iscrizioni lungo le pareti delle "cripte",
talune a caratteri runici, testimoniano il notevole afflusso dei pellegrini
provenienti da tutta l'Europa fin dall'epoca longobarda.
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| Passando
attraverso l'apertura scavata nel muro di sostegno, ci troviamo nell'altro
ambiente di epoca longobarda, (con evidenti tracce delle costruzioni perlongobarde)
diviso in due ampie navate, scandite da una fuga centrale di tre arcate
a tutto sesto, e delimitato a nord e sud da altrettante arcate sostenute
da massicci pilastri. Le navate erano occupate dalle scale: quella a destra,
ad andamento curvilineo, è conservata integralmente nel suo percorso;
quella di sinistra, ad andamento rettilineo, è andata distrutta
durante i lavori. Le due scale terminavano su una piccola platea, delimitata
ad est da un'abside, con un altare a blocco in conci squadrati, con tracce
di numerose iscrizioni. Alla sinistra dell'altare è stato ritrovato,
protetto dalle lastre di pietra, un affresco chiamato il Custos Ecclesiae
che si può attribuire al secolo X. Dai resti degli affreschi e dalle
numerose iscrizioni murarie, possiamo comprendere l'importanza del Santuario,
specie per i Longobardi.
Questi ambienti sono stati separati definitivamente dalla Sacra Grotta verso gli anni 1270-1275, quando gli Angioini, con le nuove costruzioni, diedero al Santuario l'assetto attuale, sacrificando le precedenti opere innalzate in onore di San Michele Arcangelo. |
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