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Dalla Foresta Umbra a Carpino

Pubblicato da alessandra il 5 giugno 2015
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3.Foresta Umbra, Coppa D'Antonio, Piscina Bianca, Carpino

Durata: 2h /Difficoltà: facile

Foresta Umbra, Coppa D’Antonio, Piscina Bianca, Carpino

Accessi:
S.S.89; Strada per Madonna di Loreto (Peschici); S.P. Peschici/Vieste.

Cartografia di riferimento:
Carta I.G.M. 1:25.000 – Foglio 157 IV SO, VICO del GARGANO e Foglio 157 IV NO – PESCHICI. Carta I.G.M. 1:50.000 – Foglio 385 VIESTE.

Facile percorso che si può compiere anche con automezzi. Molto panoramico, decorre quasi per intero allo scoperto fra pinete di pino d’Aleppo distrutte da incendi più o meno recenti; attualmente questi boschi sono in rinnovazione.

 

DESCRIZIONE PERCORSO

Dalla statale 89, provenendo da Vieste, subito dopo il km 92 (fermata autobus), prendere sulla destra una strada forestale di servizio asfalta che risale fino al Telegrafo Vecchio.
Più avanti nei pressi di una villetta svoltare a sinistra, costeggiare una zona militare recintata e proseguire diritti su strada bianca, trascurando tutte le successive deviazioni (oltrepassati i rudimentali “cancelli” di filo spinato che si ritrovano lungo il percorso, usare l’accortezza di richiuderli).
Si giunge infine alle spalle di un distributore di carburante e ci si immette sulla strada provinciale Peschici/Vieste ove a pochi metri, sulla sinistra, si ritrova la fermata dell’autobus.

IL PAESAGGIO

Le problematiche relative alle pinete garganiche messe in luce da questo itinerario sono ben evidenti. Gli incendi dolosi, nelle loro più disparate motivazioni, hanno portato alla distruzione di gran parte dei vecchi soprassuoli. Sebbene la rinnovazione naturale insediatasi dopo il passaggio del fuoco in alcuni tratti appare abbondante, essa incontra notevoli difficoltà ad affermarsi, soprattutto a causa del morso delle capre che provoca danni permanenti sulle giovani piante e ne pregiudica lo sviluppo futuro. Anche gli incendi che si succedono sulla stessa superficie in un breve arco di anni possono portare alla scomparsa dei soprassuoli di pino d’Aleppo. Per questa serie di motivi non sono infrequenti lungo l’itinerario tratti di pineta più degradati, assimilabili a garighe arborate.
La scomparsa del bosco renderebbe certamente desolante il paesaggio costiero di Manacore ed a ciò difficilmente si potrà sopperire con il “verde residenziale” che ha ben poco di naturale.
Fra i manufatti si osservano in prossimità del Telegrafo Vecchio un casolare diruto e, nei suoi pressi, un forno in pietra e una cisterna utilizzata per il rifornimento d’acqua dei mezzi antincendio.
Dal punto più panoramico del telegrafo Vecchio si osserva sullo sfondo a sinistra Vico del Gargano, mentre nel tratto finale si ha una visuale dall’alto della Valle Sfinale, ricoperta da oliveti e seminativi.
Sulla costa meritano infine una visita le torri anti-corsare più vicine come la Torre Usmai (più esattamente Torre Gusmay) e la Torre di Sfinale.