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| S.S.
89 (km 142) Sperlonga Stingo Parco Orefice S.S.89
(km 129+500) |
Accessi:
Itinerario n.12; S.S. 89
Cartografia di riferimento:
Carta I.G.M.I 1:25.000 - Foglio
157 III SO, Monte S. Angelo; Foglio 157 III SO,
Monte S. Angelo. Carta I.G.M.I 1:50.000 - Foglio
398, Mattinata.
Facile itinerario in
ambiente rupestre che può compiersi anche
ad anello, lasciando la macchina o presso il ponticello
(Parco Orefice) o nei pressi della discarica di
rifiuti (Sperlonga). È un percorso di interesse
ornitologico anche se la presenza umana, sopratutto
se non discreta, nel periodo della nidificazione
può arrecare disturbo alle specie legate
all'ambiente rupestre. È consigliabile
nelle giornate più calde, tenendo però
ben presente che non esiste la possibilità
di fornirsi di acqua durante il percorso. |
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Descrizione
del percorso
Descrizione
del paesaggio e degli aspetti naturalistici
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IL
PERCORSO
Giunti a Parco Orefice dal
ponticello prendere il sentiero che discende
nel canalone. Si prosegue sempre su sentiero
ben marcato fino a risalire, nel tratto terminale,
il versante orografico destro. Si attraversa
un ceduo di leccio, si supera una chiudenda
e subito dopo si scavalca un muretto a secco.
Il sentiero in questo tratto non è ben
marcato, basta però mantenersi a destra
del muretto e poco dopo risalire ripidamente
passando sotto i fili dell'elettrodotto fino
a giungere sulla strada di Sperlonga innestandosi
sull'itinerario n. 12, nei pressi della discarica
di rifiuti del Comune di Mattinata.
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IL
PAESAGGIO
Prima di addendrarsi nell'ambiente
più propriamente rupestre si procede al riparo
di una volta di fitte chiome che offrono un salubre
ristoro nella canicola estiva. La copertura è
costituita da rigogliose piante di acero campestre,
cerro e leccio mentre nel sottobosco, denso e
fitto, si rinvengono il prugnolo, il perastro,
il rovo, il biancospino, la rosa canina, etc..
Più avanti il leccio diviene la specie predominante
e costituisce boschi cedui ancora oggi utilizzati
per legna da ardere. Dal fondo del vallone magnifica
veduta sugli strapiombi rocciosi e i pinnacoli
circostanti, mentre echeggiano le grida rauche
del corvo imperiale ed in alto volteggia la poiana.
Le tracce del passaggio di un vecchio incendio
sono tuttora impresse sui resti di un leccio annoso
(si incontra dopo 15-20 minuti di cammino) nei
cui pressi vegetano alcune piante di fico rinselvatichite
e di orniello, mentre la vitalba a mo' di liana
avvolge gli alberi di maggiori dimensioni.
Nel folto delle chiome riposano numerosi colombacci
e la presenza umana viene tradita dalle grida
di numerose ghiandaie.
Da un ambiente che conserva elementi di scarsa
antropizzazione (almeno per quanto riguarda l'itinerario
qui proposto) si passa poi ai segni discreti dell'attività
umana (muretti a secco, pastorizia), per incontrare
infine uno dei suoi aspetti più degradanti: una
discarica, libera, di rifiuti spesso pascolata
da animali domestici. |
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