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di Giuseppe Soccio
Il castello di Manfredonia ospita un patrimonio
archeologico di straordinario valore ed interesse:
le stele daunie. Si tratta di lapidi funerarie,
rinvenute nelle campagne circostanti, risalenti
al VII-VI secolo a.C., variamente scolpite ed
incise, che ci tramandano il senso di mistero
ed il bisogno di trascendenza che da sempre
accompagna l'umana esistenza.Sin dall'età
antica, quindi, dal territorio sipontino si
sono irradiate espressioni di civiltà
e di senso religioso per l'intera Daunia. Sbocco
al mare della misteriosa Arpi, fiorente emporio
che portò i Romani a dedurla in colonia,
Siponto, ha svolto, come altre città
portuali di collegamento con l'Oriente, un ruolo
decisivo per la cristianizzazione delle regioni
intorno ad essa orbitanti. E' sede di antica
diocesi; la tradizione attribuisce a San Pietro
la consacrazione di San Giustino, suo primo
vescovo. Annovera tra i suoi pastori San Lorenzo
Maiorano, parente dell'imperatore d'Oriente
Zenone e protagonista del racconto sulle apparizioni
dell'Arcangelo Michele. Nella alterne vicende
che hanno visto il Meridione dominato e conteso
da Goti, Bizantini, Longobardi, Arabi, Normanni,
con tentativi fallimentari di affermazione di
autonomia delle popolazioni autoctone, Siponto
ha avuto un posto di rilievo, subendo spesso
distruzioni, ma sempre risollevandosi, così
come sempre si è ripresa dalle devastazioni
prodotte dalle calamità naturali.La sua
fine arrivò sotto gli Svevi, ma per rinascere
a qualche chilometro di distanza e assumere
il nome di Manfredonia derivante da Manfredi,
il biondo figlio di Federico II. Alle vicende
della città di Siponto sono sempre collegate
quelle della diocesi, la quale dal VII al X
secolo fu annessa a quella di Benevento. Dell'antica
Siponto, a parte qualche rudere, straordinariamente
e quasi ad evidenziare una sua vocazione, è
rimasto in piedi un monumento che, tra l'altro,
ha un valore artistico notevole: il santuario
di S. Maria Maggiore, cattedrale e, quindi,
centro ufficiale della diocesi sipontina. Posto
sulla via sacra dei pellegrini, il santuario
della Madonna sipontina sorge attiguo ai resti
di una basilica paleocristiana risalente ai
tempi del vescovo Lorenzo. Le tradizioni locali
anticipano la sua costruzione a S. Giustino,
e perciò al I secolo d.C.. Molto dibattuta,
tra gli studiosi, la questione circa l'inglobamento
nella struttura di un preesistente battistero
e di altri edifici, ornati di mosaici, voluti
dal vescovo Lorenzo, che hanno fatto meritare
a Siponto l'appellativo di Ravenna del Sud.
L'edificio, di singolare pianta quadrata, secondo
gli studiosi fu eretto tra la fine del secolo
XI e l'inizio del XII, quando era vescovo Leone
e si lega alle lunghe battaglie sostenute per
affrancare la diocesi dalla dipendenza beneventana.
La sua esistenza già nel 1039 è
testimoniata da un'epigrafe che documenta la
presenza di un ambone monumentale, opera dello
scultore Acceptus, che ha legato il suo nome
a vari capolavori dell'epoca come la cattedra
di Canosa ed il pulpito di Monte Sant'Angelo,
che, insieme ad altre dotazioni, sottolinea
il ritrovato prestigio dell'antica diocesi pugliese.
Il tempio nel 1117 fu consacrato da papa Pasquale
II; nel 1049 e nel 1067 era stata sede di sinodi
locali celebrati rispettivamente dai papi Leone
IX e da Alessandro II.Tra il 1223 e il 1250,
a causa di terremoti, la città subì
gravi danni; l'interramento del porto chiuse
definitivamente la vicenda di Siponto. Nel 1263
Manfredi prese la decisione di costruire una
nuova città poco distante in un luogo
più idoneo e di trasferirne gli abitanti.
Il culto della Vergine è intimamente
legato alle vicende della chiesa e con essa
è sopravvissuto per giungere fino ai
nostri giorni. Intorno al 1060 fu commissionato
e realizzato il portale e la chiesa fu dotata
dell'icona della Vergine con il Bambino. Anche
in questo caso, la tradizione va oltre i limiti
crononologici accertati: l'icona sarebbe stata
donata dall'imperatore Zenone al vescovo Lorenzo
a seguito delle apparizioni di San Michele.
Per secoli, inoltre, circolò la leggenda,
comune per molte immagini della Vergine, secondo
cui sarebbe stata dipinta da S. Luca. Di sicuro,
però, sappiamo che la sua venerazione
fu sempre viva nel corso dei secoli come attestano
numerosi documenti e testimonianze.Nonostante
devastazioni e saccheggi e nonostante il suo
isolamento, l'antica cattedrale di Siponto è
stata sempre nelle cure e nell'attenzione dei
pastori della diocesi, non per la sua posizione
urbanistica, evidentemente, né per la
sua funzionalità organizzativa, bensì
per la viva partecipazione popolare al culto
della Madonna, che non può vedersi disgiunto
da quello per S. Michele, sin dalle origini
del santuario garganico. Da Leandro Alberti,
che la visitò nel 1525, a Gregorovius,
che la descrive verso la fine dell'Ottocento,
Santa Maria Maggiore ha sempre destato attenzione
e meraviglia. Ai primi del '500 importanti restauri
furono eseguiti dagli arcivescovi Antonio Del
Monte e Giovanni Maria Del Monte, il futuro
papa Giulio III. Successivamente, anche l'arcivescovo
Domenico Ginnasio rivolse le sue cure al consolidamento
e all'abbellimento del sacro edificio. Ma, è
nel secolo XVII che il culto si intensificò
ad opera soprattutto dell'arcivescovo Fr. Dionisio
de Robertis, dell'ordine dei Servi di Maria,
e, poi, dell'instancabile Fr. Vincenzo Maria
Orsini, che fu papa col nome di Benedetto XIII,
il quale, oltre a restaurare la chiesa, la riconsacrò
il 23 giugno 1675. L'immagine della Madonna,
su legno di cedro, è quella classica
delle icone ispirate alla tradizione orientale:
la Vergine regge con il braccio sinistro il
Bambino mentre questo esibisce il rotolo della
Parola Di Dio.Ma l'icona non è l'unica
immagine della Vergine presente nella cattedrale
di Siponto. Fino a non molto tempo fa era conservata
nella cripta della basilica una statua straordinaria.
Alfredo Petrucci dice che quando la vide, nel
1927, era "abbandonata e ricoperta di polvere"
come una "mendica". Era chiamata dalla
devozione del popolo la "Sipontina";
seduta in trono con il Bambino benedicente sulle
ginocchia; con gli occhi allargati in atteggiamento
di doloroso stupore, e il mento coperto di strane
macchie biancastre. La fantasia dello scrittore
la chiamò subito la "Madonna dagli
occhi sbarrati"; ma lo studioso non si
fermò alle sensazioni; volle chiedersi
perché la Madonna avesse quello sguardo
così inquieto e sofferente. Il Petrucci
collegò lo sguardo della Vergine Madre
di Dio e degli uomini ad una leggenda narratagli
qualche tempo prima da un vecchio popolano.
Tanto, tanto tempo fa una giovinetta era stata
violentata da un parente del vescovo dell'epoca
proprio davanti all'immagine della Madonna la
quale "dal momento in cui fu consumata
la nefandezza inaudita, si trasfigurò:
i suoi occhi, già dolci e suadenti, furon
visti diventare ogni giorno più grandi
e finalmente restarono sbarrati come due finestre
su una notte di procella". Anche la scomparsa
di Siponto è collegata a questa leggenda.
La sventurata ragazza cercò la morte
fra le onde, ma il mare, misericordioso, la
riportò a terra. Le sue lacrime disperate
si raccolsero originando il lago Salso il quale,
a sua volta, determinò lo sviluppo delle
paludi che saranno la causa della fine di Siponto.
La narrazione del popolano di Manfredonia riporta
il pensiero a Catella, figlia di Evangelio,
diacono della chiesa sipontina, stuprata dal
depravato nipote del vescovo Felice. La vicenda
è nota dalle lettere che S. Gregorio
Magno inviò alla fine del sec. VI al
suddiacono Pietro, al notaio Pantaleone e allo
stesso vescovo Felice perché l'autore
del delitto fosse punito e la sventurata Catella
avesse giustizia.La leggenda prosegue dicendo
che le macchie bianche sul mento della statua
sono il resto del vomito prodotto dalla Vergine
a causa del mare grosso durante la traversata
da Costantinopoli a Siponto.La "Sipontina",
secondo quanto riferisce Serafino Montorio nel
suo Zodiaco di Maria, fu rapita durante il sacco
dei Turchi del 1620 ed in tale occasione due
dita della mano furono recise. Ma, la Vergine,
con materna premura "da se stessa tornossene
à quelle spiaggie; e perché fosse
assai più chiaramente conosciuta la sua
protezione, e perciò con più fervore
venerata, non posossi nella propria Chiesa,
ma trà giunchi delle vicine paludi"
. Ma se la "Sipontina" consentì
a mani infedeli comunque di rimuoverla dal suo
luogo, la stessa cosa impedì che facessero
mani cristiane e quando i cittadini di Manfredonia,
in un'epoca imprecisata, è ancora il
Montorio che racconta, tentarono di trasportarla
nella città, per imperscrutabile volere
divino, "svegliossi nell'aria sì
furiosa tempesta di grandini, pioggia, lampi,
tuoni, e saette, che parea volesse inabissarsi
il Mondo; perlocché spaventati cessarono
da tale attentato". Sempre secondo il Montorio,
i guardiani di pecore, capre ed altri animali
godono di una speciale protezione da parte della
Madonna, tanto che a Lei offrono "le primizie
de' loro armenti". Il sacro tavolo, invece,
veniva prelevato per essere portato in processione
fino al duomo di Manfredonia in occasione di
calamità e avversità. Man mano
questa pratica processionale si ripeté
in una data fissa fino a trasformarsi in una
vera e propria ricorrenza e festa patronale
"con rito doppio di prima classe con l'ottava".
Secondo alcuni, la festa che tuttora si svolge
ebbe origine tra il 1840 e il 1841 dopo un'epidemia
colerica e a partire dal 1849 fu spostata da
settembre al 30 agosto. Nel 1872, durante la
festa, il sacro tavolo subì gravi danni
per un incendio; fu poi restaurato a Roma nel
1927 e il 28 agosto 1955 il cardinale Angelo
Giuseppe Roncalli, futuro Giovanni XXIII il
papa buono, incoronò in piazza Duomo
la Madonna e il Bambino, mentre era arcivescovo
Andrea Cesarano.Come già accennato, il
pellegrinaggio alla Madonna di Siponto era praticamente
una tappa di quello che si concludeva alla grotta
di San Michele. Gli interventi miracolosi della
Vergine sono confermati da numerosi attestati
di vescovi ma, soprattutto, dagli ex voto.L'intervento
salvifico della Madonna viene registrato nei
casi più disparati ma quelli che riguardano
naufragi e annegamenti sono i più numerosi
e fanno comprendere come il Santuario di Santa
Maria Maggiore a Siponto sia uno dei più
importanti punti di riferimento della fede e
della devozione della gente di mare, insieme
alla Madonna della Libera a Rodi Garganico.
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