|
I SANTUARI MARIANI IN CAPITANATA
E' appena il caso
di accennare, perché sotto gli occhi
di tutti, che su 29 santuari, quelli dedicati
alla Madonna sono 23. E' vero che il più
importante santuario della storia di Capitanata,
quello di San Michele, non è mariano
e che a San Giovanni Rotondo l'interesse dei
pellegrini si è spostato da tempo intorno
alla tomba di P. Pio da Pietrelcina. Ma è
vero anche che i santuari mariani in Capitanata
sono capillarmente e uniformemente diffusi.
La devozione alla Madonna è l'elemento
base della spritualità delle popolazioni
daune. La storia di alcuni santuari mariani
si identifica con la storia della città
stessa e la vita delle popolazioni viene scandita
dalla sequenza delle feste mariane. Il maggior
santuario mariano della Capitanata, l'Incoronata
di Foggia, ha una straordinaria forza di irradiazione.
Nei tempi passati analoga caratteristica avevano
i santuari della Madonna di Pulsano e quello
di Stignano. Pulsano svolgeva il suo ruolo soprattutto
nelle popolazioni garganiche e fra i pellegrini
diretti alla Grotta di San Michele. Il Santuario
di Stignano, invece, irradiava la sua influenza
in tutta la Capitanata centro-settentrionale
e il Gargano sud-occidentale abbracciando città
come Foggia, San Severo, San Marco in Lamis,
Sannicandro; si saldava, inoltre, ai percorsi
della transumanza.
I SANTUARI DELLA CAPITANATA
OGGI
Questi ultimi cinquant'anni
hanno portato un notevole mutamento nella fenomenologia
del pellegrinaggio. I pellegrini non arrivano
più a piedi, né rimangono lontani
dai luoghi di origine più di qualche
giorno. Sono venuti meno, quindi, usi e costumanze
religiose derivanti dalla specifica configurazione
dei pellegrinaggi di un tempo. Anche lo spazio
dedicato al sacro si è ridotto, razionalizzandosi,
passando cioé da forme spontanee in cui
predominavano espressioni tradizionali e locali
ispirate a forme individuali o etniche, a forme
più canoniche e organizzate, meno fantasiose
e meno localmente caratterizzate. Il santuario
principale, pur rimanendo intatta la centralità
del Gargano, non è più la Grotta
di San Michele, bensì la tomba di P.
Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo. Questo
fatto, tuttavia, non ha nuociuto al sistema
di santuari già esistenti che, anzi,
ne è risultato sostanzialmente potenziato,
accogliendo non solo i pellegrini tradizionali
ma anche i nuovi pellegrini diretti alla tomba
di P. Pio la quale pur essendo il più
giovane dei santuari della Capitanata, si è
inserita con un ruolo proprio nell'insieme dei
percorsi stabiliti dalla storia, i quali risultano,
in questo modo, sostanzialmente inalterati.
Anche l'internazionalizzazione delle comitive
ha provocato una maggiore frequentazione di
quasi tutti i santuari: mentre fino al 1950
la totalità dei pellegrini provenivano
dalla Puglia, dall'Abruzzo, dal Molise, dalla
Basilicata, dalla Campania e dal Lazio meridionale,
ora il movimento devoto impegna tutte le regioni
d'Italia, molti paesi europei e diversi extra
europei. Un altro dato da tenere in considerazione
è l'aumento delle presenze dei pellegrini
i quali oggi nella zona di San Giovanni Rotondo
si aggirano intorno ai 5.000.000 di unità
annue.
I SANTUARI DELLA CAPITANATA
E I LORO BENI CULTURALI
Vale la pena sottolineare,
in questa sede, che i Santuari della Capitanata
sono un bene da conservare e tutelare come eredità
preziosa dei padri. Ci si riferisce in primo
luogo agli stessi edifici santuariali, spesso
caratterizzati da emergenze artistiche di grande
rilievo, e agli ambienti naturali nei quali
essi sono inseriti.
Ci si riferisce, parimenti, a tutti i manufatti
accumulatisi nel tempo ad opera dei pellegrini.
Quando si scende nella Grotta dell'Arcangelo
a Monte Sant'Angelo non si può non notare
la continuità storica e di fede che lega
le genti della Capitanata ai loro antenati e
alle popolazioni, spesso remote nel tempo e
nello spazio, che qui sono salite in devoto
pellegrinaggio. Qui l'Italia e l'Europa appaiono
unite da tempi immemorabili, nonostante la varietà
delle stirpi e delle lingue. I nomi di regine
e re longobardi, di papi e di imperatori, di
personaggi conosciuti e sconosciuti dai nomi
strani e peregrini dalla profondità dei
tempi si uniscono con ammirevole e inalterata
comunione e continuità con gli attuali
pellegrini. Di molti di essi sono rimaste importanti
tracce: graffiti ed ex voto, espressioni artistiche
e strutture architettoniche, ospedali e luoghi
di accoglienza, cappelle votive. Tra le collezioni
sono da ricordare quelle degli ex voto sparse
un po' dovunque tra i santuari di Capitanata
fra cui le più importanti sono quelli
di San Michele, dell'Incoronata a Foggia e di
San Matteo a San Marco in Lamis. Tra le raccolte
devozionali emerge quella del santuario di San
Michele a Monte con le sue collezioni di iconografia
micaelitica. A questa categoria possono ascriversi
anche le opere d'arte realizzate intorno al
santuario di P. Pio a San Giovanni Rotondo,
dalla grande Via Crucis di Francesco Messina
alle varie statue di P. Pio innalzate un po'
dovunque.
Un' altra fascia di beni culturali conservati
nei santuari è costituita da quegli oggetti
la cui raccolta e musealizzazione risponde a
una ben precisa esigenza, propria dei santuari,
di approfondire lo studio del territorio nel
quale operano. A questo gruppo possono essere
ricondotte la raccolta archeologica di San Matteo,
come pure la collezione di sculture provenienti
dall'antico monastero di Pulsano conservata,
insieme a molte sculture che una volta erano
nella Grotta, nei locali longobardi posti nel
piano inferiore della Basilica di San Michele.
A questa categoria si possono ascrivere anche
le collezioni di paramenti liturgici, dei reliquiari
e della suppellettile sacra conservate a San
Matteo.
Non piccola importanza, infine, rivestono gli
archivi e le biblioteche fra cui emergono la
Biblioteca del Santuario di San Matteo, l'Archivio
Capitolare della Cattedrale dell'Iconavetere
di Foggia, la Sala di Consultazione "P.
Pio" a San Giovanni Rotondo e gli elementi
superstiti dell'Archivio di San Michele. |