| di
Giuseppe Soccio
Sulla fondazione del santuario di Pulsano abbiamo
maggiori notizie che per altri santuari.Esso,
infatti, è frutto dell'opera di San Giovanni
da Matera, della cui Vita si conoscono diverse
versioni. Nato a Matera verso il 1070, giovanissimo
iniziò la sua ricerca ed il suo cammino
spirituale a contatto con i monaci Basiliani
e, successivamente, in maniera personale, vivendo
per lunghi periodi in assoluta solitudine. Fu
a Taranto, in Calabria ed anche in Sicilia.
Si stabilì poi a Ginosa e, accusato ingiustamente
ed incarcerato, riuscì ad evadere per
riprendere di nuovo la sua vita di pellegrino.
Durante le sue peregrinazioni, incontrò
San Guglielmo da Vercelli sul monte Laceno e
con lui condivise ideali e pratica religiosa.
Animato e incoraggiato dalla fraterna amicizia
del fondatore di Montevergine, si mise in viaggio
per la Terra Santa ma, da Bari, ritornò
indietro per recarsi sul Gargano a visitare
la grotta dell'Arcangelo San Michele, dove gli
apparve la Madre di Dio per indicargli il luogo
in cui la sua missione doveva essere portata
a compimento e, cioè, il luogo dove poi
sorgerà l'abbazia, a circa otto chilometri
da Monte Sant'Angelo, su di un balzo che domina
la sottostante pianura ed il Golfo di Manfredonia.
Alcune tradizioni vogliono che in quel luogo
esistesse già un monastero edificato
dal duca Tulliano di Siponto con le rendite
dei genitori, che erano ricchi patrizi romani,
intitolato a San Gregorio Magno, e appartenente
a un non ben identificato ordine di S. Equizio
o degli Equizi che, per etimologia, rimanderebbe
a una sorta di ordine cavalleresco. Anche sulla
derivazione del nome, le leggende sono discordanti:
c'è chi vuole l'importazione del nome
da una località vicino Taranto, chamata
appunto Pulsano, dove San Giovanni ha soggiornato,
e c'è chi fa derivare il nome dal fatto
che la Vergine avrebbe guarito il Santo, febbricitante,
prendendogli il polso, per cui da polso sano
si sarebbe giunti a Pulsano. Quest'ultimo è
il significato che si trova nei racconti leggendari
e nei canti dei pellegrini.Di certo sappiamo
che, a partire dal 1129, attorno a Giovanni
da Matera, nella località ora detta,
vi erano sei discepoli che nel giro di pochi
mesi diventarono sessanta. Costoro ben presto
costruirono un grande monastero. Nei dintorni,
e specialmente nel Vallone dei romitori i monaci
costuirono molte piccole abitazioni abbarbicate
sulle aspre pareti della montagna dove trascorrevano
lunghi periodi di solitudine assoluta nella
preghiera e nella contemplazione. La comunità
aveva assunto la Regola di San Benedetto ma
si dedicava anche a un'attiva vita apostolica
tra i contadini e soprattutto tra i pellegrini
provenienti dalla Grotta di San Michele e diretti
al santuario di San Leonardo a Siponto.Ben presto
si diffuse la fama di questa comunità,
grazie anche agli abati, come Giordano e Gioele,
che continuarono l'opera del fondatore, fino
al punto che essa diventò il primo nucleo
di un vero e proprio ordine monastico, la Congregazione
benedettina dei Pulsanesi. La nuova Congregazione
ebbe case fin nella Toscana, come San Michele
di Guamo presso Lucca e San Michele in Orticara
presso Pisa, e nella pianura padana, come Quartazzola
sul Trebbia presso Piacenza. Della Congregazione
Pulsanese facevano parta anche case femminili
come il monastero di Santa Cecilia a Foggia.
Giovanni da Matera morì a Foggia, nel
monastero pulsanese di San Giacomo, il 20 giugno
1139. Il suo corpo fu posto sotto l'altare maggiore
del monastero di Pulsano e, nel 1830, trasferito
nella cattedrale di Matera. Nel 1177, Alessandro
III consacrò la chiesa del monastero
e da Vieste il 9 febbraio dello stesso anno
emanò una bolla a favore dei monaci pulsanesi.
Pulsano, quindi, è estremamente importante
per la storia religiosa del Mezzogiorno d'Italia
e rappresenta l'unico caso di congregazione
religiosa sorta in Capitanata, nata, come quella
dei Verginiani di Montevergine, nel solco di
San Benedetto. Come accennato, la leggenda di
fondazione del santuario, in questo caso, si
intreccia con eventi storicamente documentabili.
Le devote visite che i pellegrini facevano alla
Madonna di Pulsano per sette sabati consecutivi
durante la quaresima sono da mettere in relazione
con i sette giorni in cui la chiesa, addossata
alla grotta naturale che funge da abside, secondo
la leggenda fu costruita.Il quadro della Madonna
di Pulsano, purtroppo, è stato rubato
nel 1966, così come è stata trafugata
buona parte dell'arredo sacro e numerosi elementi
scultorei ed architettonici del complesso abbaziale
che è sicuramente una delle più
importanti espressioni del romanico pugliese.
Il dipinto, secondo alcuni studiosi, apparterrebbe
alla scuola cosiddetta dei Ritardatari, fiorente
in Puglia e Basilicata tra XII e XIII secolo.
L'immagine riecheggia le icone bizantine con
il volto scuro della Madonna leggermente inclinato,
il capo coperto e l'aureola dorata; il bambino
è rivolto verso chi osserva e, nel complesso,
l'effigie richiama la Madonna di Siponto e la
Madonna di Ripalta. Già a partire dal
XIII secolo, il monastero entrò in una
fase di decadenza. Il suo ultimo abate fu un
certo frate Antonio eletto nel 1379. Costui
pare che si fosse schierato con l'antipapa Clemente
VII il quale aveva dato inizio al grande scisma
di Occidente. Il legittimo pontefine Urbano
VI, pertanto, pur non destituendolo, ne ridusse
il potere sottraendo alla sua giurisdizione
il benefizio abbaziale e affidandolo a un Abate
Commendatario. Alla morte dell'abate Antonio
gli edifici, già provati da terremoti
e minati dall'abbandono, subiranno gravi danni,
nonostante generosi tentativi di restauro. Tra
il Settecento e l'Ottocento il monastero ricevette
le cure dei Celestini, i quali lo abbandonarono
quando, agli inizi del secolo XIX, furono soppressi
dal governo di Gioacchino Murat. In questo frangente
il vescovo di Matera organizzò la traslazione
del corpo del Beato Giovanni nella cattedrale
di quella diocesi.Partiti i Celestini, la chiesa
fu affidata a dei cappellani. Uno di questo,
Nicola Bisceglia nel 1842 la acquistò
con le sue pertinenze. Di recente è ritornata
ad essere proprietà della diocesi di
Manfredonia. Nonostante le vicissitudini dell'abbazia,
il culto della Vergine venne tenuto in vita
da diversi ordini monastici, Carmelitani, Francescani,
Domenicani, fino a giungere ai nostri giorni,
come ci documenta, tra gli altri, nel nostro
secolo, Giovanni Tancredi. Raffaele Petruzzi
nel suo Il pellegrino lucano ai più celebri
santuari d’Italia del 1882 parla del "Santuario
di Pulsano, ove a pie' scalzi nei sette sabati
della quaresima divota gente recasi lassù
a visitar Maria". Lo stesso autore, poi,
ci parla di una tradizione che vuole conservata
presso Pulsano una delle monete che Giuda ebbe
in compenso per il tradimento del suo Maestro.
E questa tradizione è attestata anche
da Pompeo Sarnelli e da Serafino Montorio, che
hanno scritto tra XVII e XVIII secolo, ad ulteriore
conferma della persistenza nel tempo della devozione
e dei pellegrinaggi in questo selvaggio angolo
di Gargano. Nonostante il degrado e l'abbandono,
il santuario di Pulsano continua ad essere considerato
uno dei più venerabili luoghi della Capitanata
dedicati alla Vergine Madre di Dio.
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