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convento di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni
Rotondo iniziò la sua vita nel 1540,
quando i Frati Cappuccini, invitati dall'Università,
piantarono la croce alla falde del Montenero
in un fondo donato da un devoto sangiovannese,
Orazio Antonio Landi. Furono costruite le prime
casupole. La chiesa fu completata nel 1581.
I Frati Cappuccini avevano riportato in quelle
terre garganiche, che già vantavano una
gloriosa tradizione francescana, gli entusiasmi
e la freschezza degli inizi del francescanesimo.
Lavoravano e predicavano; questuando spargevano
a piene mani il buon esempio e la parola di
Dio. I miracoli non tardarono a moltiplicarsi.
Nell'inverno del 1548, quando il convento era
ancora in costruzione, tanta fu la neve che
i frati rimasero chiusi per molti giorni senza
poter provvedere neppure ai bisogni più
necessari. Intanto pregavano e confidavano nel
Signore. Una sera fu bussato alla porta. Erano
quattro giovani di aspetto signorile carichi
di ogni ben di Dio. In convento nessuno li conosceva.
Il portinaio chiese il loro nome e chi li mandasse;
ma sparirono silenziosamente e senza lasciar
tracce, com'erano giunti. Il giorno dopo una
comitiva di paesani, preoccupati per la sorte
dei Frati, s'aprì a fatica un sentiero;
ma quando arrivarono rimasero meravigliati nel
sapere che la Provvidenza aveva già pensato
a tutto. Dei quattro giovani nessuna traccia.
Si concluse che dovevano essere gli Angeli Custodi
mandati da Dio a soccorrere i suoi servi. Da
allora gli Angeli furono di casa nel conventino
dei Cappuccini. Nel 1575 nel giardino del convento
il giovane Camillo De Lellis iniziò il
suo cammino di conversione. Il convento fu sede
di noviziato, rifugio di anime sante e di spiriti
contemplativi. Innumerevoli furono i Cappuccini
che si santificarono nel lavoro e nella preghiera.
La bufera napoleonica e risorgimentale non risparmiò
il piccolo convento. Nel 1810 i Cappuccini dovettere
abbandonare il loro amato convento. Vi ritornarono
quattro anni dopo per riprendere il cammino
con rinnovato slancio. Nel 1866 in seguito alle
leggi eversive, i frati ripresero la strada
dell'esilio. I decreti di soppressione non risparmiavano
neppure i santi. Il quadro della Madonna delle
Grazie, titolare della chiesa e del convento,
che aveva raccolto le preghiere di molte generazioni
di frati, oggetto di vivissima devozione da
parte della popolazione di San Giovanni, aveva
attirato l'attenzione delle nuove autorità.
Fu quindi spogliato della sua sopravveste d'argento
di cui era tutto ricoperto, la quale fu inviata
a San Marco in Lamis presso il ricevitore delle
tasse. In previsione di un saccheggio del convento,
diventato terra di nessuno, dopo la partenza
dei Frati qualcuno pensò di salvare il
quadro della Madonna portandolo nella chiesa
di San Nicola a San Giovanni Rotondo. Nel frattempo
gli esperti avevano sentenziato che il quadro,
essendo di ottima fattura, doveva esser custodito
nei musei del Regno. L'ordine di consegnare
il quadro sconvolse la vita cittadina riaprendo
le ferite ancora sanguinanti inferte il 24 ottobre
1860 quando ventiquattro persone erano state
trucidate perché favorevoli all'unità
nazionale. Ci furono capannelli e qualcuno minacciò.
Il Sindaco, con lettera del 20 gennaio 1867,
comunicò al Prefetto il pericolo di rivolte
armate che si correva se il quadro fosse stato
trasferito altrove. Con molta saggezza il Prefetto
decise di soprassedere. Qualche mese dopo, il
9 marzo 1867, fu restituita anche la lamina
d'argento e così si chiuse felicemente
la vicenda del quadro. Seguì un periodo
molto confuso in cui il Comune e la Congregazione
della Carità si contendevano l'uso del
convento. Nel frattempo il convento e la chiesa
erano diventati terreno di libera caccia di
profittatori e malfattori. Per custodire il
convento e la chiesa il sindaco di San Giovanni
non trovò niente di meglio che invitare
alcuni Frati Cappuccini a riprendere il loro
antico posto. E così i Frati, cacciati
nel 1866, nel 1885 erano di nuovo in convento.
A quei due frati seguirono altri due, e poi
altri tre. Richiamato all'ordine, il sindaco
minimizzò facendo notare che in fondo
si trattava di due frati vecchi sui quali non
valeva la pena accanirsi, i quali occupavano
solo qualche stanza. La vicenda si trascinò
stancamente tra progetti di riconversione e
proposte di vendita. Intanto i frati continuavano
a fare i custodi del convento aspettando tempi
più favorevoli. Finalmente il 31 gennaio
1909 il sindaco Giovanni Giuliani propose di
riconsegnare il convento ai Frati Cappuccini
per l'annua pigione di £ 300. Il 10 settembre
dello stesso anno venne ricostituita ufficialmente
la comunità monastica. Nel settembre
del 1916 fu trasferito nel convento di Santa
Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo un
giovane frate sacerdote dalla salute malferma
che si chiamava P. Pio da Pietrelcina. La storia
di P. Pio da Pietrelcina è troppo nota
e complessa per poter essere rievocata in poche
righe. Basti dire in questa sede, che P. Pio
ha ridato freschezza al carisma francescano
con una vita donata interamente a Dio, con la
preghiera assidua e la capacità contemplativa
che solo la grazia di Dio intensamente vissuta
può concedere. P. Pio è un punto
fermo nella storia religiosa del Gargano perché
intorno alla sua figura si è riacceso
l'interesse per il cammino religioso, questo
indefesso cercare Dio nei meandri della vita
plasticamente espresso dal pellegrinaggio. Le
compagnie devote hanno ripreso la via del Gargano
completando con un santo dei nostri giorni la
serie delle figure guida che hanno ispirato
nei secoli il cammino dei pellegrini dell'antica
"Via Sacra Langobardorum": l'arcangelo
Michele, l'apostolo San Matteo, la Vergine Incoronata.
La piccola chiesa è diventata il santuario
del mondo dove ai piedi di Maria Santissima
delle Grazie genti di tutte le lingue e nazioni
pregano con gli affetti, le intenzioni, le sofferenze
sempre vive di P. Pio. Il cuore del santuario,
nonostante le grandiose opere costruite intorno,
resta ancora la piccola chiesa, semplice e dimessa,
com'è nello stile dei conventi cappuccini
più antichi. In essa la presenza di P.
Pio con la corona in mano, nel confessionile,
è ancora avvertibile. Il santuario si
è dotato di strutture in grado di gestire
un flusso di diversi milioni di pellegrini.
E' stata innalzata una nuova chiesa molto vasta;
sulle pendici del Monte Castellano è
stata tracciata una Via Crucis le cui stazioni
sono segnate dalle meravigliose sculture di
Francesco Messina. E' in costruzione un'altra
grande chiesa per le giornate più affollate.
Oggi il convento e la chiesa, insieme alla Casa
Sollievo della Sofferenza, ospedale voluto da
P. Pio, costituiscono uno dei complessi santuariali
più ampi ed organici di tutta l'Italia
Meridionale.
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