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15. Da Coppa del Giglio a San Giovanni Rotondo

16.Caserma delle Guardie di Coppa del Giglio Jazzo Trenta Carrini

Caserma delle Guardie di Coppa del Giglio Jazzo Trenta Carrini strada S. Giovanni Rotondo/Carpino Canale del Conte Caserma Forestale Monte Calvo S. Giovanni Rotondo

Accessi:

Strada comunale Cassano/Piano dell’Incudine (da S.S. 272); strada S. Giovanni Rotondo/Carpino; S. Giovanni Rotondo.

Cartografia di riferimento:

Carta I.G.M.I 1:25.000 – Foglio 156 II NE, Monte Spigno; Foglio 156 II SE, S. Salvatore e Foglio 156 II SO, S. Giovanni Rotondo. Carta I.G.M.I. 1:50.000 – Foglio 397, Manfredonia.

 

Itinerario a tratti molto panoramico che decorre per una parte in bosco, ma per lo più allo scoperto. Si attraversa una delle formazioni forestali più interessanti del Gargano (cerrete di Bosco Quarto e del Bosco di Manfredonia) ed uno degli ambienti con aspetti steppici (Monte Calvo).
Vi è la possibilità di rifornirsi d’acqua nelle diverse masserie che si incontrano lungo il percorso.

DESCRIZIONE PERCORSO

Dalla Caserma delle Guardie di Coppa del Giglio prendendo la prima deviazione a destra si accede verso Piano dell’Incudine, ripercorrendo a ritroso un tratto del sentiero che sale da Masseria S. Maria, per deviare ancora a destra attraverso la Valle di Pasquanzano (1) fino alla carrareccia Cassano/Piano dell’Incudine che va presa a destra. Una variante è data da un sentiero che dalla strada bianca (ritornando verso S.Maria) si inoltra nella cerreta e giunge fino alla strada S. Giovanni Rotondo/Carpino nei pressi di Canale del Conte. Se invece si prosegue sulla carrareccia, una volta giunti sulla strada asfaltata si prende a sinistra per circa 2,5 Km e poi a destra una strada bianca che conduce ad una caserma forestale. Giunti ad un bivio, nei pressi della caserma, si sale a sinistra lungo una carrareccia dissestata fino a raggiungere la sella di Coppa d’Incero. Successivamente si prosegue in piano su un sentiero che attraversa la piana di Mulanna. Per risalire sulla cima del Monte Calvo non c’è un sentiero ben definito, ma non esistono difficoltà particolari. Discesi sul versante Sud-Ovest occorre dirigersi verso la strada asfaltata che conduce all’abitato di S. Giovanni Rotondo.

IL PAESAGGIO

Il percorso si snoda dapprima in un ambiente tipicamente forestale, segnatamente in estese cerrete variabili nella struttura, nella partecipazione più o meno cospicua di altre specie (carpino, aceri, etc.), e nella presenza o meno di rinnovazione.

Lungo la prima parte dell’itinerario si incontra la Masseria Scopino, successivamente il Pagliaro di Accettarotto e i ruderi di Jazzo trenta Carrini. Percorrendo la strada bianca Cassano/Piano dell’Incudine si rinvengono, in alto a sinistra, i resti di una “decauville” e più avanti si lascia sulla destra la Masseria Scolaro ove vi è possibilità di rifornirsi d’acqua. Prima di giungere a Canale del Conte si attraversa una zona degradata cosparsa di doline con piccole superfici coltivate. Si entra nuovamente nel bosco quando si devia per la Caserma delle Guardie, e si attraversa una cerreta in conversione all’alto fusto mista a carpino bianco, acero opalo, orniello.
Il bosco risulta intensamente pascolato come può rilevarsi dalle fitte tracce di sentieramento lasciate dagli anImali. Nei pressi della caserma vi sono una cisterna di acqua non potabile e qualche pianta di castagno. Giunti nell’altopiano carsico di Mulanna il bosco lascia il posto a campi carreggiati e doline invase da felceti, con piccoli nuclei di piante di cerro di bassa statura e malconformate: qui domina incontrastato il pascolo, che offre magre risorse foraggere, in parte compensate dalla discreta produttività di alcune doline più ampie non ancora ricoperte da felceti. Mentre ci si appresta a risalire la groppa brulla e tondeggiante di Monte Calvo, presidiato a sinistra dal più basso Monte Calvello, sullo sfondo, alle spalle si intravede il Lago di Varano. Una pressione secolare dell’uomo ha prodotto la totale scomparsa della vegetazione forestale su gran parte del Monte Calvo, e ancora oggi è numeroso il bestiame bovino e equino che gravita in questo ambito territoriale. Si tratta di una delle piaghe più desolate del Gargano che si cerca di recuperare con interventi di rimboschimento, se questi venissero attuati, si innescherebbero conflitti con le attività pastorali dagli effetti incontrollabili. Sulla sommità del monte, fortemente esposto ai venti, si ha un bel panorama a 360º: a Ovest su S. Giovanni Rotondo e la piana di S. Egidio, a Sud sul Tavoliere e Manfredonia, a Nord-Ovest sulle Chiancate ed a Nord-Est su Monte Spigno.
Si prosegue sempre in un ambiente carsico molto degradato con presenza di alcuni “stazzi”. Scendendo di quota si incontrano i primi coltivi e gli oliveti-mandorleti abbandonati, mentre più avanti si lascia sulla destra una grossa cava di pietrisco ad anfiteatro che rappresenta un grave danno estetico per il paesaggio.