| di
Giuseppe Soccio
Quando, nel 1453, Costantinopoli fu espugnata
dai turchi, alcune navi veneziane, per salvarle
dalla furia distruttrice, imbarcarono e portarono
in Occidente statue e immagini sacre. Giunte
al largo di Rodi Garganico, una di queste navi
rimase inspiegabilmente immobile, nonostante
le vele gonfie, mentre le altre proseguirono
la rotta verso Venezia. Il capitano scese a
terra per avere spiegazioni circa eventuali
correnti che avrebbero potuto impedire alla
sua nave di spostarsi e, durante la sua permanenza,
notò che la popolazione si raccoglieva,
con stupore, intorno ad una immagine della Madonna
adagiata su una roccia. Avendola riconosciuta
per uno dei quadri che aveva salvato, pensò
che qualche marinaio l'avesse trafugato e ordinò
di riportarlo a bordo. L'episodio, però,
si ripeté ed il comandante veneziano
interpretò l'accaduto come l'espressione
della volontà della Madre di Dio di restare
in quel luogo e fece dono ai Rodiani della Sacra
Immagine.La nave riprese così il suo
viaggio e, nonostante il ritardo accumulato,
giunse nel porto della Serenissima prima delle
altre. Questa è la tradizione circa la
fondazione del santuario. Qualcuno sposta al
periodo iconoclasta o delle prime crociate la
traslazione del quadro di cui quello che ancor
oggi si venera sarebbe una copia eseguita tra
il XIV e XV secolo da un artista di scuola veneta.
La Madonna è rappresentata seduta su
un trono, ai cui piedi sono due devoti in preghiera:
con la mano sinistra regge il Bambino che sembra
giocare con una colomba e porgerle del cibo.
Da questo grazioso dettaglio l’immagine
fu chiamata "Madonna della Colomba".
Lo stesso particolare, però, spesso non
viene riportato nella immagini a stampa. In
seguito il nome originario fu mutato in "Madonna
della Libera". "Libera" perché
ha manifestato la volontà di esser lasciata
libera di risiedere dove preferiva, scendendo
dalla nave e mostrandosi ai Rodiani.Nel luogo
in cui era il macigno su cui posò il
quadro, adiacente alla preesistente chiesetta
di Santa Lucia, fu edificata la chiesa. A partire
dal XVIII secolo iniziarono lavori di costruzione
di un tempio che meglio rispondesse alla esigenze
dei devoti e dei pellegrini, diventati numerosi.
La nuova chiesa fu consacrata il 10 ottobre
1826 da mons. Eustachio Dentice ed in seguito
si arricchì di altari, nicchie e cappelloni,
mentre all'esterno era ombreggiata da un agrumeto,
uno dei simboli del territorio e della storia
economica della cittadina garganica. Particolari,
poi, sono state le vicende della cupola, spesso
ricostruita o ristrutturata. La consacrazione
ufficiale ha dato impulso al culto della Madonna
della Libera di Rodi tanto che, nel 1956, l'arcivescovo
di Manfredonia mons. Andrea Cesarano ne decretava
l'elevazione a Santuario Mariano diocesano "con
tutti i diritti, privilegi ed effetti canonici
inerenti a tale speciale titolo". E, in
effetti, il culto della Madonna della Libera,
con l'intitolazione di chiese e con la celebrazione
della ricorrenza del 2 luglio, si è diffuso
anche in altri comuni del promontorio come Monte
Sant'Angelo o Mattinata, mentre persino a New
York i Rodiani colà emigrati hanno ricordato
la loro Protettrice con una chiesa, che ospita
una copia del quadro, e con festeggiamenti coincidenti
con quelli del paese d'origine. Come già
accennato, il 2 luglio i Rodiani rievocano l'approdo
"libero" della Madonna con una messa
solenne e con una processione per le vie del
paese, mentre al santuario giungono pellegrini
del luogo e dei paesi vicini. Nella processione
il quadro è accompagnato dalla statua
di San Cristoforo, compatrono del paese. Per
ottenere il privilegio di portare a spalla l'effigie
della Madonna e la statua del Santo, si svolge
una gara tra muratori, pescatori e marinai.
Questi ultimi, infatti, sono particolarmente
devoti alla Madonna della Libera ed il santuario
rodiano, così, si caratterizza come punto
di riferimento della gente di mare. La suggestione
di tale caratteristica si fa evidente nelle
superstiti tavolette votive che vi sono custodite,
buona parte delle quali ha come soggetto il
naufragio. Si tratta di un unicum anche per
quanto riguarda il pregio artistico di queste
pitture popolari o, forse, popolareggianti:
la scena è colta, con proprietà
di tratti e colori, nel momento più drammatico
che vede trabaccoli e imbarcazioni varie in
preda e in lotta con i marosi. Alcune di queste
tavolette sono dedicate anche a San Michele
Arcangelo e a San Matteo Apostolo a testimonianza
che i pellegrinaggi nel Gargano avevano un loro
preciso collegamento.
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