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Da Sperlonga Stingo a Parco Orefice

Pubblicato da alessandra il 5 giugno 2015
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13.S.S. 89 (km 142) Sperlonga Stingo Parco Orefice S.S.89 (km 129+500)

Durata: varia /Difficoltà: facile

S.S. 89 (km 142) Sperlonga Stingo Parco Orefice S.S.89 (km 129+500)

Accessi:
S.S.89.

Cartografia di riferimento:
Carta I.G.M.I 1:25.000 – Foglio 157 III SO, Monte Sant’Angelo; Foglio 157 III NO, Foresta Umbra. Carta I.G.M.I 1:50.000 – Foglio 398, Mattinata.

Percorso agevole che si può compiere anche mezzi fuoristrada e che si svolge tutto allo scoperto. Ampia veduta panoramica sulla costa e la fertile piana di Mattinata, sovrastata dall’omonimo abitato. Sono possibili varianti ed il raccordo con l’itinerario n.11 che conduce a Monte Sacro, nonché la traversata della Valle della Vecchia (vedi itinerario n.12 bis). Nessuna possibilità di rifornirsi di acqua lungo il percorso.

 

DESCRIZIONE PERCORSO

Dal paese di Mattinata prendere la statale 89 verso Vieste e dopo circa 4 km, all’altezza del km 142 (fermata autobus), a sinistra una ripida strada asfaltata costituisce l’inizio dell’itinerario, segnalato da un cartello indicatore giallo recante la scritta Stinco – Monte Sacro.
Proseguire sempre su strada asfaltata e trascurare una deviazione a sinistra situata all’altezza di un pilone dell’elettrodotto che conduce alla maleodorante discarica di rifiuti del Comune di Mattinata.
Si continua trascurando diverse deviazioni che conducono alle varie masserie e casolari, fino ad imboccare, a destra, una strada bianca che aggira rapidamente la pendice Nord-Est di Monte Sacro e lungo la quale troviamo le indicazioni del sentiero che risale alla sua sommità. Qui si ritrovano i resti dell’Abbazia della S.S. Trinità (vedi itinerario n.11) [anche se si prosegue per la strada asfaltata, percorsi circa 300 m, si giunge in uno spiazzo da cui ha inizio il sentiero, indicato da un cartello giallo, che conduce alla sommità di Monte Sacro]. Dopo una ripida discesa si attraversa un piccolo ponte che segna il punto d’ingresso nella Valle della Vecchia. Più avanti, dopo una “piscina”, ad un incrocio si svolta a destra su strada asfaltata fino a giungere al Km 129+500 della statale, ove è posto il cartello indicatore Tagliata-Sacro.

IL PAESAGGIO

Si risale lasciandosi alle spalle il tratto costiero della Valle della Vecchia e la Valle Ripe Rosse (Lungo la strada litoranea il costone roccioso di questa valle risulta fortemente colorato dagli ossidi di ferro e ricoperto da grossi cespugli di Euphorbia dendroides.) e ben presto si ha una vista panoramica su Mattinata che, dall’alto del piccolo rilievo su cui è posta, sovrasta l’omonima piana ricoperta da oliveti secolari disposti secondo geometrie regolari. La coltivazione dell’olivo si spinge dalla costa verso l’interno, interessando le pendici meno acclivi sistemate a “terrazzi”. Su quelli esposti a Nord, all’olivo sono spesso consociati il mandorlo e, sparse qua e là, grosse piante di carrubo. Nella parte più alta dei rilievi gli oliveti manifestano chiari segni di abbandono, mentre nei poggi più riparati e soleggiati persiste ancora la coltivazione del fico d’India.
Una fittissima rete di strade aperte di recente, segna di pari passo la realizzazione di diversi insediamenti sparsi, utilizzati come residenze estive. Lembi di vegetazione forestale si rinvengono nei punti più impervi e nelle profonde incisioni prodotte dall’erosione, dove l’attività agricola ha trovato un ostacolo insormontabile dovuto alla morfologia molto accidentata. Ciò non ha rappresentato, invece, un limite lungo la dorsale che da Monte Sant’Angelo (visibile sullo sfondo verso l’interno) digrada verso Mattinata fino al Monte Saraceno. L’attività antropica si è concretizzata con il dissodamento, il taglio delle piante e gli incendi, che hanno ridotto sensibilmente la superficie forestale. Lungo l’itinerario può notarsi un fitto sentieramento prodotto dalle capre e la presenza diffusa di ginepro comune nella macchia rada di sclerofille sempreverdi.
Superata la discarica di rifiuti, diviene consistente la lecceta che manifesta chiari segni di ripresa e si infittisce sulle zone sommitali di Monte Sacro. Si nota inoltre un progressivo alleggerimento della pressione antropica, anche se attualmente il fattore che più di ogni altro può far regredire la ripresa della vegetazione forestale, è rappresentato dagli incendi boschivi. Infatti, cessata da molto tempo la “fame di terra” che aveva portato alla coltivazione di gran parte dell’altopiano di Stingo, oggi con l’abbandono dei coltivi questo ha assunto una fisionomia di pascolo alberato, con presenza di lembi sparsi di cerreta degradata. Nei terreni più fertili la felce non lascia spazio ad altri tipi di vegetazione (nel periodo estivo in questo territorio sono particolarmente abbondanti alcune specie di averle). Uno degli elementi più caratteristici del “paesaggio della pietra” è la presenza di una fitta rete di muretti a secco, segno di un’eccessiva parcellizzazione della proprietà.
Risalendo a mezza costa la pendice di Monte Sacro, si può ammirare il magnifico panorama rupestre del Vallone della Vecchia e sullo sfondo la spiaggia di Mattinata.
Risalendo verso Monte Civita, in prossimità di un cerro isolato, in fondo a destra si possono osservare l’abitato di Cagnano Varano e il Lago di Varano. Raggiunta la cresta si prosegue al margine di un querceto caducifoglio, costituito da cerro, farnetto e roverella. Si tratta della fascia marginale del Bosco di Ischitella attraversato dall’itinerario n.4. A sinistra si ha un’ampia veduta della valle del Torrente Romandato e delle pendici che degradano dalla dorsale congiungente Ischitella con Vico. Sulla costa è visibile anche l’abitato di Rodi Garganico. Si entra poi in un bosco simile a quello attraversato in precedenza, ma più denso e variegato dato che la sua mescolanza viene arricchita dalla presenza di acero opalo, acero di monte e ciavardello nel piano inferiore.
Ritornati nuovamente allo scoperto e fino a Vico, nel paesaggio si ritrovano i segni dell’attività umana: dal pascolo agli oliveti sulle pendici, ai frutteti con un’interessante presenza di castagni da frutto innestati nel tratto di fondovalle più fertile e riparato. Alla progressiva contrazione della copertura forestale si cerca di sopperire con iniziative più o meno recenti di rimboschimento come può notarsi sotto l’abitato di Vico. Da questo centro i pastori si recano giornalmente con i loro armenti, prevalentemente capre, nelle contrade limitrofe facendo poi ritorno in paese la sera, il tutto scandito da ritmi regolati dall’avvicendarsi delle stagioni.